[Recensione] Dragon Age: Origins

Dragon Age: Origins è un gioco di ruolo sviluppato da Bioware, pubblicato e distribuito da Electronic Arts.

Possiamo tranquillamente affermare, senza timore di essere smentiti, che Bioware sta agli RPG come Maradona sta al calcio. Numerosi capolavori del genere (Baldur’s Gate, Star Wars: Knights of the Old Republic e Mass Effect, giusto per citarne alcuni) sono stati creati da questa software house canadese, da sempre garanzia di qualità nei titoli sfornati.

Per molti appassionati di giochi di ruolo, sin dal suo annuncio Dragon Age: Origins ha rappresentato una meravigliosa promessa, quella del ritorno del GDR videoludico nella sua forma più pura.

In un periodo in cui si sentiva profondamente la mancanza di titoli come Baldur’s Gate, Planescape Torment e Neverwinter Nights, il nuovo lavoro dell’ottima Bioware sembra voler dimostrare che gli sviluppatori canadesi sono ancora in grado di creare i capolavori delle passate generazioni. Coraggiosa la scelta di creare un’ambientazione proprietaria e non basata su franchise esistenti , in particolare si è scelto di non basarsi su licenze Dangeons & Dragons, ma di creare un nuovo mondo (il Ferelden) definito dagli sviluppatori come Fantasy Medievale, decisamente più oscura rispetto al fantasy tradizionale, ispirata dalla letteratura di George R.R. Martin, in particolare “Il trono di spade”.


A chi non ha mai avuto modo di leggere il romanzo sopracitato, sicuramente Dragon Age farà rivivere dei dejavù sulla saga cinematografica del Signore degli Anelli, sia in alcune sfumature della trama, sia in alcuni filmati che ci accompagneranno nello sviluppo del gioco

Il gioco vero e proprio inizia scegliendo appunto “le origini” (scelta che differenzierà anche l’inizio del gioco) del proprio personaggio, offrendo la possibilità di determinare la razza: uomini, elfi e nani le scelte possibili. Tradizionali le caratteristiche e le differenze tra razze: gli uomini sono i più eclettici, i nani sono bassi, tarchiati e robusti, mentre gli elfi sono abili, dotati di particolare destrezza e di bell’aspetto.

Le professioni a loro volta sono sempre tre: Guerriero, Mago e Ladro. Nel corso del gioco ciascuna potrà essere declinata fino a due specializzazioni. Per esempio, il Ladro può diventare Assassino, Bardo o Esploratore, il Guerriero può diventare Campione, Templare o Berserker, il Mago potrà diventare Mutaforma, Curatore Mago del Sangue e via dicendo.  Ogni classe di specializzazione di fatto dà un tot di bonus ad alcune caratteristiche e aggiunge un insieme di nuove abilità, solitamente quattro, che potenziano ulteriormente il personaggio.

Tutti i personaggi condividono un insieme di abilità comuni, come Coercizione, Costruire Trappole, Preparare Veleni o Pozioni. Ogni specifica classe ha poi un ben più nutrito insieme di competenze specialistiche, ma anche qui nulla di nuovissimo; il guerriero può focalizzarsi su armi a una mano e scudo, armi a due mani e armi da tiro. Il Ladro combatte a due armi o con arco e frecce, è generalmente più debole del guerriero ma è in grado di scagliare attacchi devastanti usando la sorpresa e i veleni; inoltre è l’unico in grado di scassinare le serrature.

Il mago che è solitamente il personaggio più difficile di ogni gioco di ruolo perché ai primi passi muore a ogni colpo ma, alla lunga, diventa una specie di corazzata con la tunica. Il nuovo sistema Bioware sembra invece favorire i lanciatori di incantesimi, che sono delle vere e proprie macchine da guerra mentre il personaggio più duro sembra essere il Ladro (ho appena iniziato a giocare con questa classe, dopo aver finito il gioco con il mago). Questo infatti deve spendere i punti abilità per competenze fondamentali quali scassinare serrature e nascondersi e, inizialmente, bisogna scendere a compromessi tra queste abilità e quelle di combattimento.

Le professioni a loro volta sono sempre tre: Guerriero, Mago e Ladro. Nel corso del gioco ciascuna potrà essere declinata in fino a due specializzazioni. Per esempio, il Ladro può diventare Assassino, Bardo o Esploratore, il Guerriero può diventare Campione, Templare o Berserker e via dicendo. Ogni classe di specializzazione – che D&D chiamava classe di prestigio – di fatto dà un tot di bonus ad alcune caratteristiche e aggiunge un insieme di nuove abilità, solitamente quattro, che potenziano ulteriormente il personaggio.

Tutti i personaggi condividono un paniere di abilità comuni, come Coercizione, Costruire Trappole, Preparare Veleni o Pozioni. Ogni specifica classe ha poi un ben più nutrito insieme di competenze specialistiche, ma anche qui nulla di nuovissimo; il guerriero può focalizzarsi su armi a una mano e scudo, armi a due mani e armi da tiro. Il Ladro combatte a due armi o con arco e frecce, è generalmente più debole del guerriero ma è in grado di scagliare attachi devastanti usando la sorpresa e i veleni; inoltre è l’unico in grado di scassinare le serrature.

Il mago è solitamente il personaggio più difficile di ogni gioco di ruolo perché ai primi passi muore a ogni colpo ma, alla lunga, diventa una specie di corazzata con la tunica. Il nuovo sistema Bioware sembra invece favorire i lanciatori di incantesimi, che sono delle vere e proprie macchine da guerra mentre il personaggio più duro sembra essere il Ladro. Questo infatti deve spendere i punti abilità per competenze fondamentali quali scassinare serrature e nascondersi e, inizialmente, bisogna scendere a compromessi tra queste abilità e quelle di combattimento.

I guerrieri sembrerebbero in generale un po’ piatti, e sinceramente i personaggi meno vari da scegliere come alter ego. Le abilità di battaglia non sono infatti moltissime e stupisce la mancanza di specializzazioni per l’arma principale per chi sceglie di combattere con spada e scudo. In pratica quasi tutti i colpi speciali dei guerrieri che combattono “a una mano” si fanno con lo scudo, situazione un po’ buffa, che si ritrova anche in D&D, dove però abbondano anche i talenti per sfruttare l’arma oltre che lo scudo.

Parlando in particolare del mago, troviamo nel suo repertorio i più classici incantesimi d’attacco da gioco di ruolo, dal dardo incantato (quadrello magico) alla palla di fuoco, dalla trasformazione in ragno al raggio di gelo. Per la gioia di tutti i power player il mago ha anche tutti gli incantesimi di guarigione, protezione e potenziamento che invece in D&D sono prerogativa assoluta del Chierico.

Il risultato è un personaggio che, se non il più forte, è comunque il pilastro di ogni battaglia. Soprattutto da quando si iniziano a maneggiare i più forti incantesimi di supporto e quelli di attacco ad area.

Il grande classico di tutti i giochi di ruolo, la palla di fuoco, in Dragon Age è più protagonista che mai, ma non mancano incantesimi per congelare, pietrificare o addormentare gli avversari. Una delle tattiche di battaglia possibili (in effetti io stesso l’ho utilizzata in più occasioni) è di fatto mandare avanti il mago da solo, fargli devastare gli avversari con palle di fuoco o bufere di ghiaccio e poi riportarlo dietro al gruppo, dove i guerrieri faranno il lavoro sporco.

Dragon Age utilizza un sistema di sviluppo dei personaggi alla Dungeons & Dragons. Alla nascita del personaggio si dispongono alcuni punti negli attributi, che sono i classici Forza, Destrezza, eccetera. Poi si scelgono delle abilità tra quelle comuni e infine tra quelle specifiche di classe. Le professioni sono chiuse, quindi un ladro non imparerà mai la magia, né un guerriero imparerà mai a rubare. Al massimo tramite le specializzazioni si può ampliare il bagaglio di abilità possibili. Le specializzazioni si trovano nel corso della normale storia del gioco, comprando tomi o facendosele insegnare da uno dei molti personaggi non giocanti che si uniscono al gruppo nel corso dell’avventura.

Concludendo le missioni (ce ne sono davvero tante, tra principali e secondarie) e combattendo, si guadagnano punti esperienza. Ogni tot di punti esperienza si guadagna un livello, si piazzano altri punti in attributi e abilità e via andare.

Il parco oggetti è immenso, composto di armi da lancio e da mischia a una e due mani, scudi, corazze, amuleti, anelli e miliardi di trappole, pozioni e ingredienti. Ci sono molte variabili e molte strategie che rendono la ricerca, l’acquisizione e la rivendita di oggetti una parte costante del gioco. A tale scopo, risulta a mio avviso molto utile l’avere nel gruppo un ladro skillato con l’abilità di aprire serrature, scrigni, forzieri e tutto ciò che risulta chiuso a chiave…

Bioware ha deciso di usare una semi intelligenza artificiale guidata da impostazioni del giocatore che si chiamano Tattiche. Ogni personaggio ha diversi slot da usare per impostare le tattiche più svariate. Per esempio, bevi una pozione di guarigione quando la tua salute scende sotto al 50%, lancia l’incantesimo armatura di pietra quando un nemico ti attacca in mischia, preferisci le armi a distanza a quelle da corpo a corpo e centinaia di altre combinazioni.

La premessa è che l’impostazione della strategia di base della battaglia la deve fare il giocatore. Quindi non sperate che il vostro gruppo si concentri prima sul nemico più pericoloso, mandando magari un singolo elemento a prendersi cura di maghi e arcieri, mentre il mago dà supporto a distanza. Ho provato a settare le tattiche dei pg, ma poi ho preferito abbandonare questa strada, gestendo le battaglie “a manina”, utilizzando il comodissimo (e indispensabile) aiuto fornito dalla possibilità di mettere in pausa il gioco in qualsiasi momento ed impartire i comandi desiderati. L’idea delle tattiche è a mio avviso apprezzabile, anche se con il mago si rischia di vedersi lanciare incantesimi che danneggiano anche i compagni di party. Insomma, da migliorare.

La grafica non raggiunge livelli altissimi, ma è comunque apprezzabile, ricca di particolari e particolarmente suggestiva. Il personaggio può essere gestito sia in visuale dall’alto, sia in terza persona alle spalle. Bisogna prendere un po’ confidenza con il sistema di visualizzazione, ma devo dire che superata la difficoltà iniziale, non si sentono particolari problemi da questo punto di vista e ciò è a mio avviso un particolare pregio.

Buona la resa dei personaggi, un po’ meno alcune animazioni come la corsa “da battaglia” con le armi in mano, durante la quale i personaggi appaiono goffi e con qualche problema di scoliosi.

Il gioco funziona al massimo dei dettagli a risoluzioni fino a 1680×1050 anche su computer di un anno fa. Questo dimostra che probabilmente Bioware non ha voluto calcare la mano, forse per non distanziare troppo la versione per console da quella per computer. La prima comunque non offre la visuale in terza persona ma solo quella dall’alto.

Fantastica la colonna sonora e tutto il comparto audio in generale. Non stanca mai, nemmeno dopo tante ore di gioco. Ottimo il doppiaggio (in lingua inglese) dei personaggi, sottotitolati in italiano.

I caricamenti del gioco rallentano man mano che si progredisce nel gioco, fino ad arrivare ad essere abbastanza lunghi verso la fine, ma ciò non sarà mai sufficiente a far passare la voglia di attenderne la fine per proseguire nella trama.

Come accennavo in precedenza, non manca proprio nulla del classico repertorio di creature fantasy: faranno la loro comparsa nani, elfi, non morti, draghi, barbari, ragni giganti, simil-orchi, cloni di troll, e via discorrendo. Non mancherà la Torre degli stregoni e la prova dei maghi in stile Dragonlance. Orde di nemici guidate dal maligno in stile Signore degli Anelli.Ci sono “il velo” e le dimensioni parallele alla Wraith, gioco di ruolo della White Wolf che pochi appassionati del genere conoscono.

Insomma, senza voler svelare particolari della trama, ci si troverà a dover salvare il mondo con scelte di campo precise che saranno spesso senza via di ritorno e determineranno la preclusione di alcune vie a vantaggio di altre, lascio a voi il gusto di scoprire quali.

Ottimo (come in tutti i titoli Bioware) il comparto dei dialoghi, si parlerà tanto (quasi sempre con un buon motivo per farlo). Le vicende che ci troveremo a vivere saranno davvero molto appassionanti e ci terranno inchiodati al pc per tutte le ore necessarie a concludere il gioco (si può arrivare fino ad 80 ore!).

Alcune decisioni possono effettivamente influenzare l’esito delle singole missioni e alla lunga della campagna. Il gioco offre una certa libertà di movimento, e si possono scegliere i capitoli della storia principale nell’ordine che si preferisce.

Dato che parlare sarà uno degli aspetti centrali, ho trovato davvero utilissima l’abilità chiamata Coercizione. Questa, in alcuni casi, mi ha anche evitato combattimenti che al momento non avevo voglia di ingaggiare…

In conclusione, grande storia, ambientazione, comparto sonoro e longevità. Buona grafica, tanti dialoghi ben curati, buon sistema di combattimento e grandissima voglia di rigiocare il titolo, magari con classi diverse o, perché no, con la stessa classe ma facendo scelte diverse.

Come note negative potrei elencare l’assenza di una modalità multiplayer, la tattica da migliorare (come l’IA dei nemici) ed i caricamenti che rallentano progressivamente.

Altra nota negativa certamente il prezzo (55 euro l’edizione standard) per la versione disponibile nei negozi, ma a questo si può ovviare acquistando la versione “Digital download Deluxe”, che include tutti i contenuti disponibili al lancio e si può ottenere a prezzi decisamente più convenienti.

Voto finale 9.5/10: un must per tutti quelli che amano gli RPG.

Ora vi lascio, c’è un flagello da sconfiggere! ;)

~ di kaoskarl su 15 gennaio 2010.

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